Da qui si originerebbero le crisi isterico convulsive, il cui unico rimedio sarebbe una danza purificatrice: la taranta..
Essere morsi dalla taranta era infatti una disgrazia che segnava la vita delle donne e delle ragazze, che per questo motivo rischiavano di essere emarginate dalla comunità.
Il fenomeno del Tarantismo caratterizzò l'Italia meridionale e in particolare la Puglia, nel Salento, fin dal Medioevo, anche se molti studiosi ne hanno anticipato la data di nascita all’800.
I famigliari riconoscevano in questi sintomi la taranta che si era insinuata in lei e non potevano far altro che chiamare i suonatori per uccidere il ragno con la terapia musicale.
Le tarantate, attraverso la musica dei suonatori di tamburello, violino, organetto, armonica a bocca e mediante la danza potevano guarire, realizzando un vero e proprio esorcismo a carattere musicale.
I musicisti cominciavano a suonare la pizzica, una musica dal ritmo sfrenato, e il tarantato cominciava a danzare e cantare per lunghe ore sino allo sfinimento ed alla completa eliminazione del veleno.
Le ultime tarantate sono state viste ballare a Galatina intorno agli anni ’60.
Si racconta che San Paolo, riconoscente della calda ospitalità ricevuta da un pio galatinese, diede a lui ed ai suoi discendenti il potere di guarire coloro che fossero stati morsi da ragni velenosi, detti in dialetto "tarante". Sarebbe bastato bere l'acqua del pozzo posto all'interno della casa e tracciare il segno della croce sulla ferita.
Infatti, il 29 giugno si effettuava il pellegrinaggio a Galatina, dopo il rito di guarigione per le donne pizzicate , a partire dalle proprie abitazioni e si concludendo con la "liturgia" nella piccola cappella di San Paolo, oggi sconsacrata, per ricordare la terapia coreutica musicale che le aveva guarite.
Leggi qua:
“Vi sono così tarante ballerine e canterine, sensibili alla musica, al canto e alla danza;
e vi sono anche tarante tristi e mute che richiedono nenie funebri ed altri canti melanconici;
vi sono poi tarante tempestose che inducono le loro vittime a fare sterminio, o libertine che stimolano a mimare comportamenti lascivi;
ed infine tarante dormienti, resistenti a qualunque trattamento musicale.
Il simbolo della taranta presta figura all’informe, ritmo e melodia al silenzio minaccioso, colore all’incolore, in una assidua ricerca di passioni articolate e distinte, lì dove si alternano l’agitazione senza orizzonte e la depressione che isola e chiude”
(Cfr. E. De Martino, La terra del rimorso, 1959).




Una donna anche consapevole del proprio corpo, capace di mescolare i tratti di femminilità anche superlativa, accanto agli elementi maschili.
coperta solo dalla folta e lunga chioma che lasciava scorgere soltanto le gambe, cavalcò nuda per le vie di Coventry.
