Quando gli dei camminavano sulla terra, al tempo delle dinastie, Seth ordì una congiura contro il fratello Osiride , provocandone la morte e la scomparsa del corpo. La moglie, vedova Iside, profondamente rattristata, non si diede pace e cercò di ricomporre l'intera salma del marito.
L'odio, il desiderio di vendetta, contaminarono ogni gente ed ogni potente famiglia divina: i figli cercavano di vendicare i padri ed a loro volta erano perseguitati dai figli delle loro vittime.
Gli uomini non ebbero tempo di essere educati all'amore della Terra e generarono guerre, sempre più lontane.
I villaggi erano deserti, abitati dalle sole donne, abbandonate dai guerrieri, dimenticate dai pensieri dei mariti armati e lontani.
Min, si considerava neutrale rispetto alle battaglie e, pensando di fare cosa giusta, diede sollievo alle maritate sconsolate, generando nuova vita, col suo fertile seme: ogni donna riase incinta.
Alla fine delle guerre, i soldati non gradirono l'agevolazione operata da Min in loro assenza e catturarono l'uomo condannandolo alla tortura: gli tagliarono gli arti, a piccoli pezzi, privandolo della gamba; poi di un braccio.
Il dolore si rendeva insopportabile e Min chiese indulgenza, perdono e ascolto e riuscì a charire il proprio buon intento di garantire la vita, la successione, la continuità e li convinse del benessere generato in tempi di morte e dolore.
Gli uomini del villaggio si persuasero della bontà di Min e lo riconobbero come proprio Dio protettore della fecondità e della fertilità, nonché patrono della carovane e delle piste del desertoo.
Presiedeva feste orgiastiche della mietitura che erano le uniche alle quali partecipava attivamente la regina.

All'interno di ogni tempio egizio veniva dedicata almeno una stanza al Dio Min, raffigurato senza un braccio e senza una gamba, ma con un evidente risalto del sesso maschile ( a ricordo di certe prodezze).
Ma quando in Egitto arrivarono nuovi conquistatori, da Roma, dalla grecia e dall'Arabia,... questi non apprezzarono il confronto con cotante dimensioni e oltraggiarono l'arte, tentando di nascondere la virilità del Dio, almeno nelle sue rappresentazioni ad altezza d'uomo.
L'invidioso è un impotente incapace di rassegnarsi.