14.11.10

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza

(..)

né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né 'l debito amore
lo qual dovea Penelopè far lieta,

vincer potero dentro a me l'ardore
ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore
;

ma misi me per l'alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.
Inferno - Canto ventiseiesimo -
Dante Alighieri




16 commenti:

Inneres Auge ha detto...

Fatti non foste per viver come truzzi

Saamaya ha detto...

non era ancora nel vocabolario dantesco nè di Ulisse, ma son sicura che avrebbe apprezzato il suggerimento, @Inneres.

D'Aria ha detto...

"Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza"
erano i miei versi preferiti della Divina Commedia...

Anonimo ha detto...

Poer'Ulisse, che tanto tribolò per cosa? Per tornar dalla mogliettina...

Pomì
:-)

Saamaya ha detto...

ci sarà un senso, @Pomì?
è il viaggio più complesso e profondo.
si fugge, si torna, si cambbiano le mete, ... tanti bei voli.

Primo Estinto ha detto...

E' un po' che Samaya scrive di questi argomenti....sara' che e' single di ritorno?

Lorenzo ha detto...

Tutta 'sta odissea per poi tornare a vantarsi di avere visto tanti posti..

Donatella ha detto...

“Sempre devi avere in mente Itaca -raggiungerla sia il pensiero costante.-Soprattutto, non affrettare il viaggio;-fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio-metta piede sull’isola, tu, ricco-dei tesori accumulati per strada-senza aspettarti ricchezze da Itaca.-Itaca ti ha dato il bel viaggio,-senza di lei mai ti saresti messo sulla -strada: – che cos’altro ti aspetti?“ K.Kavafis…
Buon vento
Donatella

mater mediterranea ha detto...

Prima da studentessa e poi da insegnante ho amato paricolarmente questi versi; spesso li recito in edizione riveduta e "corrotta" ,agli alunni: considerate la vostra scemenza, fatta non fosti a viver come brutta( a un'allieva particolarmente bellina ma pigrona), etc. etc. ma sempre, anche nei momenti più bui, quando ho la tentazione di mollare tutto, mi ripeto questi versi e cerco di sentire "dentro me l'ardore" "finchè il mar sarà sopra me rinchiuso"(senza essere schiaffata negli inferi, spero).

Saamaya ha detto...

@DAria, mi sembra di capire che siamo in tanti a ricordare questi versi con passione e romanticismo..

@Primo Estinto, sarà che Saam ha voglia di viaggiare e fuggire da qualche parte?

@Lorenzo, io parto sempre, per tornare. E scriverci un post. Ci mancherebbe!

@Donatella, Itaca è sempre una mèta, anche senza muovere troppi passi.

@Mater, una bella ispirazione, non c'è che dire.
Ma l'ardore acceso, non si spegne e, pur all'inferno, continuerebbe a far luce sugli altri amici corrotti e dannati. Sai, dipende da chi giudica.. potremmo trovarci in bella compagnia!

duhangst ha detto...

Chissà se vedesse l'italia di oggi che cosa scriverebbe?

Anonimo ha detto...

Questi versi sono tra i più belli e tra i più famosi... anche se la scuola ha fatto di tuttoper farmeli odiare...

mirco

errebi ha detto...

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Io invece ho scoperto la Divina Commedia proprio con la scuola.

giorgio ha detto...

Jung diceva che uno psicoterapeuta poteva sperare di aiutare gli altri a diventare se stessi solo se aveva frequentato ogni genere di luoghi, compreso bettole e luoghi di malaffare.
Giorgio

giardigno65 ha detto...

un monito infernale ...

Ernest ha detto...

già un monito!