19.12.10

"Il ne faut jamais faire comme les autres"

Ci sono storie che mi restano in mente e che, 
pensate in epoca attuale, 
son sicura, desterebbero ugual scandalo.

Enrichetta di Lorenzo
nacque a Orta di Atella nel 1820, e fu costretta a sposare Dionisio Lazzari, un uomo brusco, rozzo che la trattava "con le maniere le più rovinose, con le parole le più indecenti, con i modi più bruschi" e da cui ebbe tre figli.
Enrichetta passò alla storia ed alla cronaca rosa rinascimentale per la complicata relazione d’amore che la legò a Carlo Pisacane per tutta la vita: "dal 1847 in poi la donna del suo cuore lo seguiva e gli accarezzava della suprema carezza l’incerta vita".
"Sono sicura di essere da tutti condannata,
ma io li compiango,
giacchè essi non potranno giudicare di un sentimento
che forma la mia esistenza."

Fu, la sua, una scelta lacerante che, nella consapevolezza della tristezza in cui era piegata dal suo umiliante matrimonio, attratta dall'amore di sempre per Charles, si decise alla fuga nel 1847, abbandonando i figli.
"Pensando al passato non potete credere la vergogna ed il disprezzo che concepisco per me stessa, per tutte le donne che stringono fra le loro braccia un uomo senza sentire ciò che io sento per Charles, è un prostituirsi il mentire i sentimenti della natura"
Scriveva Enrichetta alla madre.

Serra-Capriola scrisse al Principe di Scilla che la esortava a rivedere la sua scelta e rientrare a Napoli:
"(..) debbo far conoscere che non vi è alcuna speranza di veder la signora Lazzari ritornare in famiglia, tanto più che la Polizia mi ha dato tutte le facilitazioni ed aiuti per riportare sulla retta via questa donna travata e madre snaturata". (Trovo in lei)" una riunione delle più esaltate e cieche passioni, con una sfrontatezza e la più orrida immoralità, e l’ateismo il più positivo".
Il diavolo è donna!
E non solo fedifraga, travita, ma anche politicamente, socialmente impegnata; divenne oltremodo una persona pericolosa per la sicurezza del Regno.

"Ei non prevedeva ma io sì e glielo dissi l’ultimo giorno."
Già, Enrichetta aveva scoraggiato fortemente Pisacane dall'impresa napoletana.

"Essa aveva assistito con grande inquietudine a tutti i preparativi della spedizione troppo generosa per dissuadere il suo Carlo in nome del suo amore o dei diritti della piccola Silvia, troppo intelligente e sensata per non prevederne il tragico esito; aveva, per mesi e mesi, taciuto. Ora parlò, con rude schiettezza. Non sapeva come ci si potessero fare tante illusioni sulla serietà e l'entità dei preparativi compiuti dal Comitato di Napoli. (...)"  -- In Nello Rosselli, Carlo Pisacane cit., pp 98-9


 ..- dove vai, bel capitano? -
Guardommi e mi rispose: - O mia sorella,
vado a morir per la mia patria bella. -
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: - V’aiuti ‘l Signore! -
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!


Enrichetta venne espulsa da Genova e mandata forzatamente ai domiciliari a Torino dalla polizia sabauda, che spesso le irrompe in casa con violente perquisizioni, la umilia storpiandole il nome in “Pisciacane” e subì il disprezzo della stampa fin dopo la sua morte, in quanto "donna traviata".
Addirittura, anche quando morì la figlia Silvia, l’impiegato comunale trascrisse nei documenti: "S'ignora la madre".

Ma la vita ha bisogni di atti e persone di coraggio che sanno discostarsi da vuote morali, principi e che non scimmiottano quel che "si deve".

Buona Domenica d'originalità!

4 soffi:

Adriano Maini ha detto...

Sei stata esemplare. Una vicenda umana da ricordare.

Lara ha detto...

Grande e dolorosa questa storia.
Non conoscevo Enrichetta di Lorenzo, né la storia di questo amore cosi difficile e ostacolato.
Grazie Saamaya.
Lara

gattonero ha detto...

Peccato che Carlo non le abbia dato retta: forse Sapri oggi non godrebbe della pubblicità datale dalla poesia, ma lei e Carlo, forse, avrebbero avuto un destino diverso.
E, senza forse, anche l'Italia.

mater med. ha detto...

Da ragazzina mi ero innamorata di questo "giovin con gli occhi azzurri e coi capelli d'oro"(per la verità mi ero innamorata di Garibaldi,e,forse, di tutti i Mille ma anche di Corradino di Svevia che mi pare fosse"bianco bello e beato"); non sapevo dell'esistenza di questa Enrichetta ma già da allora, per non far trasparire i miei sentimenti romantici e risorgimentali chiamavo Pisacane "Gardu Pisciacane" che da noi è una varietà di cardo pochissimo pregiata.I casi della vita!