Bella sfida per la RAI, questa fiction su
Franco Basaglia e le sue città dei matti.
Non è proprio un argomento à la page, nè tantomeno radical-chic, in epoca di assoluto revisionismo e negazionismo.
Il concetto di deistituzionalizzazine, mentre la politica nostrana ricrea i ghetti, allontana dai quartieri abitati, emargina, divide, crea diffidenza e arma di paure e pregiudizi.
La
malattia mentale è uno dei simboli del nostro vivere disagiati e Basaglia ha rappresentato, per alcuni l'eroe della liberazione e rivoluzione, per gli altri, un
idealista senza dimora che ha gettato scompiglio senza esser stato capace di rimettere ordine al suo complesso giochino.
Eppure le sue intuizioni non smettono di essere attuali, nemmeno oggi, dopo oltre trent'anni di pratiche e cure territoriali. Qualcuno, il manicomio, l'ha ricreato nella azioni senza pensiero, nè criterio; altri, nei muri di preconcetto, duri a cadere; per altri è la noia e la ripetitività, a vincere sullo sforzo di comprendere e ascoltare.
«Io ho detto che non so che cosa sia la follia. Può essere tutto o niente. E' una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece questa società riconosce la follia come parte della ragione, e la riduce alla ragione nel momento in cui esiste una scienza che si incarica di eliminarla. Il manicomio ha la sua ragione di essere, perché fa diventare razionale l'irrazionale. Quando qualcuno è folle ed entra in un manicomio, smette di essere folle per trasformarsi in malato. Diventa razionale in quanto malato. Il problema è come sciogliere questo nodo, superare la follia istituzionale e riconoscere la follia là dove essa ha origine, come dire, nella vita.»
da Conferenze brasiliane, 1979
Bisognerebbe davvero tornare alle origini e ritrovare tutta la potenza di quei messaggi e l'enorme forza rivoluzionaria.
E' l'unica via.
La sola forma dignitosa.
Ricordate il Progetto italiano "
In treno fino a Pechino? Ma siamo matti!" che portò sui sentieri della Transiberiana, fino in Cina, attraverso la voce di utenti, familiari, operatori, etc..., un messaggio educativo, proprio a partire dall'illuminato modello italiano, nato sulla scorta della
Legge n°180 che ancora porta il nome del famoso psichiatra, Basaglia?

Ebbene, su quel treno avrei dovuto esserci, nell'Agosto 2007 e mi sono commossa quando qualche settimana fa ho letto che quella contaminazione che si voleva generare, ha davvero lasciato un segno e,
nel distretto di Haidan, a Pechino, è nato lo scorso Gennaio, il primo centro di salute mentale territoriale!!
E sempre più mi convinco di quanto Basaglia avesse ragione.
«L'importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile può diventare possibile. ... D'altronde, potrà accadere che i manicomi torneranno ad essere chiusi e più chiusi ancora di prima, io non lo so!»
Franco Basaglia