16.3.11

おくりびと, Okuribito - 2008

"E' difficile morire se non ci sei abituato"

Non c'è più.
Mai più.

Ma passano le ultime ore accanto agli amici e alla famiglia, per il commiato definitivo.

Nokanshi, il “maestro giapponese di deposizione delle salme" è un tanatoesteta che in maniera rituale, pulisce il corpo del defunto, lo veste, lo trucca per restituire colore all'espressione e le sembianze di quando era in vita.
Con cura e arte raffinata si dedica al 'passaggio', all'ultima partenza. I parenti assistono al rito, durante la veglia.

Si distanzia dalla pratica della mummificazione poichè dopo tutto questo delicato e lento lavoro di ricomposizione, il corpo verrà consegnato alle fiamme del crematorio.


«Dare a un corpo diventato freddo, una bellezza che durerà per sempre,
con calma, con precisione,
ma soprattutto con tanta amorevolezza
pur nella tristezza dell’ultimo addio mi apparve meraviglioso» - Mika



Departures (Okuribito) di Takita Yojiro è un film sulle pompe funebri.

 

Vedétevelo!

8 soffi:

Anonimo ha detto...

La maschera del dolore della morte deve scomparire. Il dolore deve essere nascosto anche nel passaggio all'aldilà. Difficile comprenderli.
Ciao Donatella

Alberto ha detto...

Altre culture. Proprio altre culture.

ombresenzalucesenzaombre ha detto...

Altre culture, ma anche noi vestiamo bene e curiamo la salma , portiamo fiori per il resto della nostra vita, come ad una persona viva, per non parlare poi delle tombe mausolei che sembrano delle abitazioni in piccolo. Secondo il fatto è che è terribile in ogni caso la morte , rimane qualcosa di certo e misterione in relazione atutti gli affanni della nostra vita.

mater mediterranea ha detto...

Forse è un modo per rendere meno duro il distacco. COmunque anche da noi c'è il rito della "vestizione" ognuno vestiva i suoi morti come meglio poteva: mia nonna(sempre ricordi...)aveva sotto il letto una cassetta "misteriosa" che io non potevo toccare;poi, dopo tante insistenze, mia nonna mi disse: "est su vistire pro 'hando mi che moglio, sunu momentos de abusu, bisongia 'hi sia tottu prontu, si nono es vrigongia pro 'hie restada, goi, 'hando deus muttidi ,semus prontos".Più saggezza e accettazione e decoro non so immaginare.
Oggi mi sembra che tendiamo a rimuovere tutto ciò che riguarda la morte, persino la parola: non diciamo più che uno è morto ma che si è spento o addirittura che è passato a miglior vita.

giardigno65 ha detto...

vediamocelo

Squilibrato ha detto...

Lo vedrò volentieri!

Saamaya ha detto...

Sì, lo consiglio proprio questo film, sia per il tema insolito, sia per la bellezza dei gesti e la filosofia che accompagna la maturità.

@Donatella, anche a me risulta distante un pensiero che illuda di eliminare il dolore, anche perchè esso è un'inevitabile esperienza di vita. Ma questa pratica sembra essere qualcosa "oltre", che non idealizza le prodezze del caro estinto; è solo un saluto elegante prima del definitivo addio che si concretizza con la cremazione.

@Ombre/luce, io penso che i nostri mausolei siano l'incapacità ad accettare il dolore e l'esibizione del nostro senso di limitatezza e di colpa.

@Mater, quant'è vero: nel passato abbiamo chiuso saggezze che non abbiamo saputo risolvere. Il nostro modo attuale di affontare la morte è quell'insana ipocondria che ci provoca comportamenti di evitamento e lotta contro il tempo, esattamente come il ricorso alla chirurgia estetica. Pura vanità e superficialità.
Torneremo, un giorno su "sa femina accabadora" e quest'interessante forma di aiuto alla morte, della nostra terra....

Anonimo ha detto...

Un saluto di passaggio.....

mirco