26.2.11

«Se una donna si alza, altre mille la seguiranno»- Clariste Soh Moube

Special thanks to Dreamlife
for the wonderful photos of our Mali


Da sempre, simbolo di PACE & ARMONIA, le donne giocano un ruolo fondamentale nelle società africane, da quelle del passato, ai tempi attuali.
 
Spiega Amadou Hampaté Ba (1992) che la donna maliana, ad esempio, occupa uno spazio vitale e finanche spirituale, in seno alla famiglia tanto da rendere il suo ruolo, quasi divino.
Escluse, in verità dai luoghi pubblici dell'Autorità, esse si nascondono dietro le consultazione preventive e private cui ogni uomo è tenuto a riferirsi.
 
Recita un proverbio mandingue
derrière chaque barbe pointe le bout d’une tresse
ovvero, "spunta una treccia, dietro ad ogni barba", 
a sottolineare il ruolo chiave della presenza femminile nelle grandi strategie del sistema africano.

L’AFRICA HA UN VOLTO: QUELLO DELLE DONNE. Sono loro che ogni giorno riproducono il miracolo della sopravvivenza in un continente dove è spesso difficile vivere. Le donne comuni, che non appaiono sui giornali e non fanno "notizia".

Aminata Dramane Traoré [α 1947: Bamako-Mali], ricercatrice in Scienze Sociali, Docente universitaria e scrittrice contemporanea, ex-Ministro della cultura (1997-2000, è stata una delle ideatrici del Forum sociale africano.

Le donne giocano ruoli fondamentali nei processi di pace e si distinguono per coerenza e coraggio.

Aminata Traorée diventata famosa per le sue denunce radicali del neoliberismo e l’impatto sulle popolazioni dell’Africa.

Consiglio la visione del film-documento "BAMAKO" (2006) di Abderrahmane Sissako, dove Aminata interpreta se stessa nel ruolo di Testimone contro la Banca Mondiale, a difesa del Mali.


A te, amico di questo blog chiedo:
sostieni la Campagna di Noppaw e firma la petizione per attribuire il PREMIO NOBEL PER LA PACE 2011 a tutte le Donne d'Africa: un Nobel collettivo che riconosca il loro protagonismo in tutti gli ambiti della società e in tutti i settori della vita.

 

Poesia per la Donna africana

Tu che hai molto lavorato per salvare i tuoi figli
Dalla miseria, dalle malattie, dalla fame.
Hai sempre lavorato sotto il sole ardente, sotto la pioggia,
Senza mai lamentarti, disperarti, rassegnarti.
Ti alzi presto all'alba e sei sempre allegra
Piena di buona volontà
Con il sorriso sulle labbra
Sussurrando delle canzoni belle, così inizia la tua giornata.
Il bambino legato alla schiena,
Tu prendi la via della fontana alla ricerca dell'acqua.
Quest' acqua così importante che in mancanza della pioggia
Genera periodi di siccità nei villaggi.
Ha causato la morte di tanti animali, della vegetazione che pian piano spariva.
Mentre tanti uomini migravano verso altri paesi
Altre terre alla ricerca di benessere,
Tu donna hai scelto di restare in questa terra vuota di vita
E di combattere questa siccità
Camminando ogni giorno, facendo tanta fatica
Prima di trovare quest' acqua
Che ha ridato vita alla terra e alla tua famiglia.
Con le tue mani hai raccolto il grano,
Che hai seminato annaffiando questa terra seccata sotto il sole ardente.
La foresta e la vegetazione hanno messo tanto tempo
Prima di rinascere,
Gli animali sono ritornati a casa nella loro terra.
Tutto questo grazie a voi donne e alle vostre preghiere
Che hanno fatto cadere tanta pioggia sulla terra.
Tu donna sarai sempre onorata
Chi vuole ignorare i tuoi valori,
La tua capacità e la tua prosperità per la famiglia
Questa persona non è degna di stare al tuo fianco,
Perchè ti sta trascurando e sta negando
L' amore che hai dato e il sacrificio che hai fatto per la tua famiglia.

Sophie Boco, Senegal

21.2.11

..liberare gli schiavi che si credono liberi.

Nel 1963 Gianni Rodari (1920-1980) venne insignito del Premio Castello che corrispondeva a mezzo milione di £ire.

Un paio di bimbi, Carloe Rolando gli domandarono:

Caro Rodari,
grande sciupone,
che ne hai fatto
del mezzo milione?
Ti sei comprato
cento cappelli,
cento vestiti,
cinquanta ombrelli,
tre paia di scarpe con tutti laccetti,
una camicia con tutti merletti?
Oppure centossessanta cravatte
tutte quante color caffellatte ?
Ti sei bevuto trecento caffè,
con quattrocentocinquanta bignè,
oppure ti sei comprato un padellone
per cuocere la pizza fatata
che sta sopra alla borgata?
Caro Rodari,
uomo d'affari,
ora tu hai tanti denari
stanno solo in tua compagnia,
mandane un po' a casa mia.
Ora ti salutiamo,
caro Rodari
con tanti saluti e baci cari.



LA RISPOSTA DI GIANNI RODARI

Caro Carlo e caro Rolando
vi rispondo ringraziando
per la vostra letterona
molto gentile e molto buona.
una visita vi farò
fra non molto; vi porterò
qualche capitolo "pizzoso"
(che però non vuol dir noioso...).
La pizza in cielo continua a volare
io purtroppo ho tanto da fare...
La medaglia che mi hanno dato
quando in tv mi hanno mostrato
non era d'oro nè d'argento:
ma un assegno da cinquecento...
Era un povero mezzo milione
in casa nostra fu accolto benone,
ma non gli piaceva la compagnia
ed è già volato via...
Mi è rimasta la somma giusta
per mettere il bollo a questa busta.
vostro Gianni Rodari

20.2.11

L'attesa del piacere è essa stessa il piacere - Gotthold Ephraim Lessing


 

"Io semino a piene mani, 
ed il grano aspetti pure 
se il tempo non è propizio; 
spesso, il migliore è quello più lungo atteso..

A. Gide

18.2.11

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio

L'invidia può uccidere attraverso un'occhiata!!

Non esiste cultura nelle società umane, presenti e passate, che non affidi spazio alla superstizione della potenza e fascinazione dello sguardo: il malocchio è un fenomeno diffuso in tutta Europa, in Medio Oriente, in Africa e in molte altre culture


Il concetto esisteva prima dell'Islam, e si trova in molte religioni universalistiche islamismo, cristianesimo, giudaismo e zoroastrismo, alle quali peraltro preesisteva in decine di mitologie antiche.
Il concetto è che l’invidioso origini il malocchio e contro questa invidia, questo malocchio è invocata chiaramente la protezione di Dio.


Passando dall’antico Egitto, alla cultura islamica : il Corano, dalle parole del Profeta, annuncia: “Un terzo della mia comunità morirà con il malocchio”.

Il malocchio, in arabo al-‘ayn, cioè l’occhio, è molto diffuso ancora oggi.


Nazar Boncuk 'Occhio di Allah'- Turchia
 Lungo la storia dell'Umanità, in ogni cultura ed in ogni fede religiosa la figura dell'occhio e' concepita come un talismano che scaccia il male.

In Turchia (ma anche in Grecia e a Cipro), ad esempio, le perle contro il malocchio hanno la forma di un occhio umano, simbolo di apertura verso il mondo e l'occhio è punto di partenza dei pensieri buoni o cattivi, di colore blu: è  l'"occhio di Allah" che rappresenta lo sguardo vigile e protettivo del Dio su chi lo indossa aiutando contro le insidie della vita.
In Grecia si pensava che chi aveva gli occhi azzurri portasse il "matiasma" (malocchio) e per questo nacquero questi talismani.


Il mondo ebraico invece usa il termine Meaunenim, la “fascinazione con l’occhio”, come peraltro accade in alcuni paesi italiani, sia al Nord, come al Sud .
La credenza ebraica, in particolare viene fatta risalire ad una frase in particolare che vuole che i saggi portino morte e disgrazia dove posano lo sguardo.



TUTTO IL MONDO E' PAESE...!!!



In Sardegna, infatti esiste ancor oggi la convinzione che taluni soggetti, rimasti a contatto con gli occhi dei morti, abbiano conservato una parte di malignità (unu farineddu de petza mala) e possano provocare stati di malessere o creare condizioni di forte disagio alle persone, in special modo ai neonati ed agli animali, con il solo sguardo: "S'OJU MALU"
Per "evitare l'occhio",  la cultura popolare ha prodotto parecchi tipi di amuleti, di natura diversa; 
tra questi, i 'Sabegias',  gli amuleti circolari che simboleggiano l'occhio buono, che assorbe il flusso malefico.

13.2.11

Questo non è un paese per donne?

Esserci, per rendere nota la differenza.
http://senonoraquando13febbraio2011.files.wordpress.com/2011/01/senonora-disegnomini.jpg 

Prendersi, una volta, le copertine delle riviste e dei giornali che svuotano l'anima delle donne, rendendola ridicola e fatua.
Mettiamoci la faccia,
quella con le rughe di una vita reale,
la nostra voce,
stiamo nelle piazze,
a pesare sulla morale delle bustarelle e dei gioielli di un lusso che non hanno paragone alcuno, con la nostra serenità e forza interiore.

Ciao, sorelle (e fratelli) che vorrete unirvi.

see you..

12.2.11

WAR victims

 

Malinois: un giovane canarino di 3 anni, maschio.


Era l'amico canterino di Aldo che l'aveva adottato e da cui aveva appreso un discreto repertorio di musiche popolari: Aldo cantava e Malinois le fischiettava con grande virtuosismi.

Il duetto interruppe il proprio appuntamento quotidiano di gioia con l'avvento della Grande Guerra, quando, nel 1915, Aldo fu chiamato in battaglia ed uscì da casa per imbracciare il fucile, sulle montagne.

Malinois lo attendeva; invano.

Intonava i canti preferiti di Aldo, nella speranza di vederlo apparire dietro la porta. Ma Aldo non compariva.
Il tempo lasciava svanire la speranze e Malinois, poco a poco, smise di fischiettare e divenne triste.

Tornò, Aldo, un giorno: irriconoscibile, invecchiato dalle ferite, patimenti e orrore negli occhi. Rientrava nel suo paese sotto gli sguardi lontani dei vicini. Riconobbe la via di casa e procedette, col cuore pieno di nostalgia, desiderio, pianto, guadio. Iniziò a fischiettare, per annunciare il suo arrivo.
Lo riconobbe, Malinois e, come fu sempre, nel passato, riprese a duettare con l'amico: le note vibravano squillanti, piene, forti... colmo di felicità per il ritorno del suo amico, levò il suo fischio al vento, forte, sempre più forte, ancora di più,... finchè il cuore, impazzito di felicità, non resse e si lasciò cadere in quell'ultimo canto che attendeva la parola fine.

10.2.11

Al mondo non c'è nulla di stabile,
il tumulto è la vostra sola musica.

John Keats

 

9.2.11

Maestri di parola per il popolo che non può parlare

"Malinké evitate di far piangere i djelis;
griots (o djelis) siate gli occhi, le orecchie, la bocca del mandè".
Soundiata - Imperatore mandingo
Alcune notti magiche non svaniranno mai dalla nostra memoria.

Come i primi giorni di quest'anno quando un invito a cena s'è trasformato in una occasione solenne di festa:
a sorpresa il cortile della casa s'è riempito di musicisti. La gente, dalle case vicine arrivava in ordine sparso, attratta dai suoni e dall'occasione; tanto cibo sulla tavola. Ottima la compagnia.

Dopo la cena, giungono i griots (v. foto sotto) e, come da prassi intoano canti e musiche di lode al padrone di casa.

"Il djeli è il solo a poter dire ciò che pensa il popolo,
e ciò che deve fare il re."

Ma il volto del griot si fa serio e inizia la lezione di vita: anche il clima nella corte degli amici si fa grave e compassato; gli occhi dell'amico luccicano. Smette di tradurmi il testo della "canzone".

L'ultima parte della traduzione pareva essere un ammonimento sulla brevità della vita e sull'importanza di assegnare il giusto valore a quel che veramente merita, senza perdersi in amenità prive di senso e misura.
Mi faccio seria pur'io: non sia mai!

Si completa la serata con un ballo degli stessi musicisti, altre meravigliose percussioni e acrobazie varie.

La musica finice all'improvviso con l'ultimo colpo sulle calebasse e djambés.
Si spegne, come per magia, ogni luce, nella case e nel quartiere;
un black-out inaspettato regala uno tra i più grande tra gli spettacoli della natura: una stellata inimmaginabile sopra le nostre teste che lascia scappare un'esclamazione di sorpresa, commozione e incanto.


E magia fu.




Il djeli (GRIOT) presso alcune etnie dell'Africa Occidentale, è il cantastorie che, appartenente alla casta, trasmessa per via ereditaria, conosce la storia degli antichi imperi, ne trasmette gli aneddoti e le vicende, attraverso i canti e la musica, durante le cerimonie importanti e gli inviti nelle case private.




http://www.world-travelbook.com/db/books/big/111/1296312767968-502.jpg 
Griots à Douentza- 2011

7.2.11

troppo presto,
e con troppa vergogna.
Figli dimenticati
infreddoliti
rubati al sonno.
Grida laceranti di madri dal grembo svuotato.
Un peso senza rimedio.


Sono nato sotto una tenda
in una notte d’estate
in un accampamento zingaro
ai margini della città.
(..) Ora sono diventato grande
la mia tenda è distrutta
il mio carro si è fermato.
Ma cammino ancora per essere libero
come il vento che scuote il bosco
come l’acqua che scorre verso il mare
come la musica di un violino tzigano.


Olimpio Cari "LIBERO COME LA MUSICA TZIGANA"


AUSENCIA- G. Bregovich

6.2.11

Quando non hai niente di meglio da fare...

 

Storie parallele

Cioè, uno si pone anche delle domande...


ho sempre amato inventarmi delle storie e farmi film sugli sconsciuti che incrocio nelle mie strade: 
che pensano? come vivono? cosa votano? perchè leggono quel tal libro? Che tipo di relazione corre tra l'uno e l'altro? ..
Seduta su un tram, di sabato pomeriggio.

Al mio fianco una signora impellicciata, che verosimilmente rientra da un sabato pomeriggio di compere nel centro di Milano. 

Di fronte a me due giovanissime;
sembrano coetanee e molto simili, soprattutto nel look: un trucco calcato per sembrare più grandi, labbra pronunciate in avanti come usano le bimbo-minchia del 2000. In questa quadriglia, non s'incontrano sguardi, non ci si scambia parole, nemmeno i convenevoli minimi: ognuno è preso dai propri pensieri ed anche Saam inizia a costruire il proprio film, con quei personaggi.

Sbircia nascostamente i comportamenti delle due fanciulle, convinta che in realtà, nonostante la freddezza apparente, le due si conoscano.
Le bimbe cambiano posizione e si voltano reciprocamente le spalle.

Silenzio.

Grossi respiri.

Avverto il peso dell'imbarazzo di un viaggio che per qualcuno, sembra essere interminabile.

Cosa mai sarà potuto succedere? Hanno litigato per un amore conteso? Quale grave torto le ha messe l'una contra l'altra imbronciate? Ma, soprattutto quale legame le costringe e restare comunque vicine e a condividere quel viaggio?

Sguardo agli orologi: impazienza. Qualche primo sbuffo.
Le due continuano a non parlarsi.
Saranno sorelle?- mi domando.
Lo squillo d'un cellulare rompe il silenzio:
- (...)
- "Sì, siamo ancora sul tram, stiamo arrivando..." (accento null'affatto milanese)

Ebbene, l'uso di quel pronome plurale mi dà la prova: le due sono amiche!

La seconda amica, però, non da ancora alcun segnale: non si sposta, trattiene ogni reazione, non pone alcuna domanda, non si volta nemmeno, immobilizzando ogni muscolo.

Sono proprio arrabbiate. E costrette a viaggiare insieme. Non hanno più nulla da dirsi, come una coppia 'sfatta'.

Il mio plot necessita di altri elementi ma il mio tragitto è concluso: mi tocca scendere senza sapere come va a finire.

Lo spostamento di gambe e ginocchia per permettermi di raggiungere l'uscita provoca lo scioglimento degli schemi: bimba2, fino ad allora rimasta ferma e muta domanda a bimba1:
- "A che ora parte il tuo treno stasera?"
- "all'ora xxx"- risponde l'altra.

Silenzio.

Semaforo verde: il tram riparte e si ferma alla pensilina.

 
Scendo, lasciandomi un gran gelo alle spalle.