20.3.11

"Dove abito io finiscono tutti al manicomio. C'é chi ci entra e chi ci va a lavorare"

Nicola è nato nei “favolosi anni Sessanta” e ha trascorso la sua infanzia con una nonna “nata vecchia” che lo porta in visita al manicomio dov'è ricoverata la madre e altri "santi" illuminati nella testa dalle miracolose cure elettriche!


"Chi mette in disordine non trova niente, trova il disordine!
ma chi mette al posto ritrova tutto:
la mucca nella stalla, la fiamma che traballa, la gatta coi gattini, la chioccia coi pulcini...
piopiopiopiopio!
chi mette in disordine non trova niente.
dove hai messo la scarpa sinistra?
e il piede,che fine fa il piede?!
il piede è senza scarpa, la scarpa è senza piede, la mucca è senza stalla, la fiamma non traballa...
chi mette in ordine ritrova tutto!
chi mette in disordine... 
chi mette in disordine non trova niente"

..e diventa anche lui un abitante del grande condomionio dai cento cancelli .

E' la voce-off di Nicola-Celestini a raccontarcelo.

C'è spazio per tutto:
la fantasia, i ragni, le donne che leccano, i marziani, i cinesi, gli ultimi respiri del papa, la scuola, le galline.

"Io ho capito che ci stanno due tipi di amore.
C'è l’amore per sempre e poi c'è l’amore di un attimo.
È come quando casca la stella cadente che se pure tu sei uno scienziato che studi le stelle, però quando vedi che casca la stella te ne freghi della scienza e esprimi un desiderio anche tu.
Poi, dopo, ripensi alla scienza."
- “Ti avrei amato se mi avessi creduto”


Anche l'amore.
Troppo presto.
Troppo tardi.

 "Come è possibile stare dentro e non uscire fuori, 
come è possibile stare fuori e non sapere cosa succede dentro?"



"Il manicomio è un condominio di santi. 
So’ santi i poveri matti asini sotto le lenzuola cinesi, sudari di fabbricazione industriale, santa la suora che accanto alla lucetta sul comodino suo si illumina come un ex-voto. 
E il dottore è il più santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesucristo."

"Lui? lui si cura con il camice"

Ed io... ho vuto la mia illuminazione e sorriso ad indovinare a chi vorrei spedire nel Pianeta dei  DEFICIENTI !


Le citazioni qua sopra riportate sono estratte dal film
"La pecora nera" di e con  A. Celestini (2010)
liberamente riarrangiate da sorella Saam



Leggi il brano di Celestini Volevo essere Tarzan

16.3.11

おくりびと, Okuribito - 2008

"E' difficile morire se non ci sei abituato"

Non c'è più.
Mai più.

Ma passano le ultime ore accanto agli amici e alla famiglia, per il commiato definitivo.

Nokanshi, il “maestro giapponese di deposizione delle salme" è un tanatoesteta che in maniera rituale, pulisce il corpo del defunto, lo veste, lo trucca per restituire colore all'espressione e le sembianze di quando era in vita.
Con cura e arte raffinata si dedica al 'passaggio', all'ultima partenza. I parenti assistono al rito, durante la veglia.

Si distanzia dalla pratica della mummificazione poichè dopo tutto questo delicato e lento lavoro di ricomposizione, il corpo verrà consegnato alle fiamme del crematorio.


«Dare a un corpo diventato freddo, una bellezza che durerà per sempre,
con calma, con precisione,
ma soprattutto con tanta amorevolezza
pur nella tristezza dell’ultimo addio mi apparve meraviglioso» - Mika



Departures (Okuribito) di Takita Yojiro è un film sulle pompe funebri.

 

Vedétevelo!

13.3.11

시간 ANCORA TU?!?

- VIAGGIO NEL PARCO DEGLI SPECCHI -



Il suono di un "heart beat" che monitora le palpitazioni d'un cuore;
una sala operatoria,
tagli, abbagli, le gocce che entrano lentamente nel tubo d'una fleboclisi.

Scorre il tempo, tic tac...

s'infrange la cornice d'una foto a terra,
altre foto: a terra, calpestate, recise, accarezzate, lacrimate, scambiate, sovrapposte, ritagliate, sgranate, ingrandite, stampate;
foto promesse che, invero, non appaiono.

Il vecchio albero, ferito nel suo ventre con una bocca nella corteccia, colpita da ingrati calci;

l'albero rosa, le barchette azzurre e viola,

le statue distese, sensuali, morbide, fredde, 

annegate nell'oceano dei sensi e dei sogni;
 
mani accoglienti: tanto grandi da riparare, tanto piccole da proteggere e scaldare;








abbracci sopesi nel grande Open-air Sculpture Park di Seoul.










La ricerca di un'Identità
attraverso l'Altro
attraverso il cambiamento,
i giochi di ruolo;
nei viaggi,
nell'Arte,
contro il Tempo,
a dispetto della complessità.


Corpi a pezzi che non trovano baricentro,

Menti devastate dalla gelosia e dal "nulla" che non trovano pace.

Chirurgia,
magìe,
sotterfugi;

Prostituirsi alla ricerca del senso e del perchè
a combattere l'evidenza e il tempo.

Un gioco tra rincorse
colpi al bersagli del Vero e della Dignità.

Apparizioni, sparizioni, lotte, comparse.
Piedi che si toccano nell'acqua.

VOLTI coperti da maschere, lenzuola, cartoncini.

Scambi di persone senza memoria
senza più odori,
senza riconoscimento.

Non resta che il nulla, nella vanità
e nella follia.

La verità trasportata da una bimba cui nessuno bada.


E non esser mai contenti.


Liberamente isprata dal film: TIME di Kim Ki Duk (2006)

12.3.11

La bellezza ci può trafiggere come un dolore -- Thomas Mann

Faccio fatica a resistere più di un minuto davanti a certi programmi tv, ma in quest'edizione 2011 dell'Isola dei Famosi, m'ipnotizza un agghiacciante particolare: ricordo a mala pena la premiata modella dell'anno 1998, la croata Nina Morić, "The look of the year", ex-moglie del nostrano Corona ed inquisita nelle vicende giudiziarie di "Vallettopoli" con l'accusa di aver riciclato 600 mila euro profitto dalle attività del marito.

"Mi sentivo una moglie, una donna trascurata.
Sempre da sola. Piangevo spesso"
- dichiarava la Moric per giustificare il suo divorzio.

Capisco, porella!

Ma non capisco questa lotta, già persa contro il tempo:
prima



la difesa una giovinezza con interventi estetici a dir poco non riusciti l'hanno trasformata in un 'mostro' inguardabile con questi zigomi enormi; la pelle così tirata da impedirle anche solo un sorriso  e le labbra gonfie come due canotti che provocano profonde occhiaie!
dopo






Non entro nel merito della Simpatia che, anche qua, mi sembra abbia perso prima ancora d'iniziare il concorso, ma ....

"La bellezza è l'unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. 
Ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, 
ed è un possesso per tutta l'eternità. "
Oscar Wilde

6.3.11

CORPI - INCROCI





 

Rosso;
dentro e fuori;

case, ville, piante, terrazze, edera rampicante;
foto, quadri: ritratti, acquarelli, trittici;

tra sacro e bondage;
cuori di perle e cuori con le ali,
cuori di cioccolato;
nodi, intrecci, incroci;
abbracci, stringimenti;
nudi e maschere;
sottane e abiti da sera;
teatrini, canti, balli, recite, marcette;

porte, cancelli, sbarre, serrature, cancellate, vetrate, spioncini,
specchi, ritratti, zoom
rossetto, parrucche
copriletto e tende fiorite,

gonne a pois,
microfoni, pellicole, registratori, stereo;
chiavi, cacciaviti,
apri, chiudi, sigilla, sfiora,  penetra;
ferisci, piangi, gemi, godi, sussulti,
ama, idolatra, eccita, svilisce;
cura, colpisce, sacrifica, ribalta, copre, spoglia;

sguardi

sfioramenti, rapimenti,
convincimenti, innamoramenti;
trasfigurazione
e inversione.


3.3.11

Quando, in Africa, due elefanti combattono, a perdere è solo l'erba della Savana.

Favola dogon.

FLAMES

Un uomo, dovendo recarsi in visita, per affari, in un vicino villaggio, chiede aiuto al proprio cane, alla capra, al suo cavallo, al gallo ed alla mucca, di vigilare, ognuno alla propria madre, inferma, a letto, badando ciascuno a non trascurare l'ordine di non abbandonare mai il presidio della capanna, con l'anziana donna.


Dopo le dovute raccomandazioni, parte.

Dopo qualche ore, s'affacciano al medesimo villaggio due sconosciute lucertole che iniziano a litigare nei pressi del cortile della capanna scortata.

Il cane, preoccupato, chiede a ciascun animale di svegliare la parona per informarla dell'inizio della contesa; ma nessuno ritiene opportuno intervenire per porre fine ad una discussione che non li riguarda.

Il litigio si fa sempre più animato ed una delle lucertole, per sfuggire, cerca riparo nella capanna della donna; si muve velocissima negli spazi liberi e, correndo, urta la lampada ad olio, facendola cadere.
Si scatena un grande incendio e, non potendo muoversi agilmente,  la donna rimane gravemente ferita e ustionata.

Il cavallo, dunque, parte al galoppo per informare il suo padrone ma, nella foga della corsa si procura un arresto cardiaco e muore alla fine del viaggio di ritorno.
 
"Se ti avessi dato retta..."- fu l'ultimo pensiero dell'animale.

L'uomo, tornato al villaggio per accorrere la madre, si affida agli antichi riti dei guaritori e sacrifica la propria gallina per cucinare un brodo curativo.
"Se ti avessi dato retta..."- pensò l'animale. 

La cura risulta comunque vana ed infatti la donna perde la vita.

Nella notte di veglia, il figlio, come consiglia la tradizione,  sacrifica la capra per distribuirne agli amici e parenti accorsi per gli ultimi saluti.
 
"Se ti avessi dato retta..."- disse l'animale, prima di morire. 

Viene definito il gioro del funerale, per la settimana successiva: tutto il popolo è invitato a partecipare e a condividere il pasto di commiato per il quale è stata immolata la mucca di proprietà.
 
"Se ti avessi dato retta..."- pensò anche quest'animale.  



MORALE: mai sottovalutare i piccoli litigi!!