13.2.12

MORIRE PER DELLE IDEE

L'occupazione della Cina è stata contestata fin dal 1950 quando le truppe di Mao Zedong invasero il Tibet centrale e imposero la loro autorità. Ci furono già i primi episodi di resistenza che videro il coinvolgimento degli stessi monaci buddisti, cui seguì la violenta repressione del 1959, a Lhasa, che provocò la morte di decine di migliaia di tibetani.
Nel medesimo anno, il 17 marzo 1959,  il Dalai Lama abbandonò Lhasa e cercò asilo politico in India ed anche i monasteri dell'altipiano, in seguito alle Riforme imposte dalla Repubblica Popolare Cinese, si spopolarono via via: dal 1962 circa settanta mila tibetani si sono rifugiati in Nepal e in India.

Tentarono nuovamente di toccare l'opinione pubblica, in occasione delle Olimpiadi in Cina del 2008: una grande insurrezione nella capitale, finita nella repressione della polizia cinese con altri  cento morti.

E fu la volta dei monaci nella provincia sud occidentale cinese del Sichuan per protestare contro il dominio cinese in Tibet: dal 2008 in una estrema forma di ribellione si sono immolati, dandosi fuoco, 23 monaci buddisti.

Anche oggi, Tenzin Choedron, monaca 18enne del monastero di Mamae Dechen di Ngaba, nella provincia del Sichuan, si è data fuoco "per la libertà del Tibet e il ritorno del Dalai Lama"

L’abate in esilio di Kirti  parla di «repressione» e dice che il «punto di disperazione è tale che la gente preferisce morire piuttosto che vivere».

12 commenti:

Inneres Auge ha detto...

ecco, il gigante cinese con cui facciamo affari. Il gigante che fa paura, la peggiore dittatura (se si può parlare di peggio) che esista mascherata da democrazia.

Il comunismo è quello

Saamaya ha detto...

Le grandi Narrazioni appartengono ad altra epoca, Inneres e questa, è quella che ne denuncia i fallimenti e le manchevolezze.
gli uomini, in terra, insultano qualsiasi sogno, dio, ed ideale: abbiamo ossa fragili e lingue mal educate, per trattenerci el Bello e nel Puro.

bussola ha detto...

mamma mia chissà che passa nelle menti delle persone in quei momenti

Anonimo ha detto...

Sarò vigliacca e retrograda e priva di ideali ma penso che non ci si deve ammazzare per un ideale,
al contrario bisogna vivere e lottare,come si può.
mater

mark ha detto...

Sono in molti che sottovoce (non fanno notizia) muoiono. :-(

fracatz ha detto...

un pensiero anche a tutti coloro che per portare a casa un tozzo di pane hanno perso la vita sul lavoro.
Per non parlare poi delle vittime della giustizia terrena.
E già che ci siamo anche un pensiero a tutte le donne maltrattate e stuprate da uomini non educati dalle loro madri

giardigno65 ha detto...

non c'è vita, non c'è speranza sotto dittatura

duhangst ha detto...

Anche loro ignorati dalla maggior parte del mondo... :-(

Tina ha detto...

Vorrei che, inceve di darsi fuoco, dessero fuoco a chi impedisce loro di essere liberi.

Notte buona Vento.

Lorenzo ha detto...

Sono dalla parte dei monaci, ma darsi fuoco a 18 anni...

P.S.: Grazie per aver pubblicato i miei post su OkNotizie.

Luigi N. ha detto...

La disperazione brucia vite. In questo caso letteralmente, purtroppo.

petrolio-muso ha detto...

Sono molto legata a quella che io chiamo 'letteratura suicida', nutro molto rispetto per le loro scelte e, per quanto mi riguarda, preferirei anch'io privarmi della vita piuttosto che appoggiare una causa sbagliata e contraria ai miei ideali.