20.2.12

Mettersi alla ricerca del mondo

Ti senti precipitare 
in un  buio gelido
che non ti conosce
e non trattiene il tuo nome.
Un pianto di lungo dolore
smarrito.
Fa freddo.
Mi copro di sorrisi
ed esco
a riassaporare il risveglio.

Galatea delle sfere -Dalì, 1952

 

18.2.12

Il fiato è sospeso

"Viaggiatore, 
non esiste cammino,
il cammino nasce dalla tua marcia"
 
Antonio Machado

13.2.12

MORIRE PER DELLE IDEE

L'occupazione della Cina è stata contestata fin dal 1950 quando le truppe di Mao Zedong invasero il Tibet centrale e imposero la loro autorità. Ci furono già i primi episodi di resistenza che videro il coinvolgimento degli stessi monaci buddisti, cui seguì la violenta repressione del 1959, a Lhasa, che provocò la morte di decine di migliaia di tibetani.
Nel medesimo anno, il 17 marzo 1959,  il Dalai Lama abbandonò Lhasa e cercò asilo politico in India ed anche i monasteri dell'altipiano, in seguito alle Riforme imposte dalla Repubblica Popolare Cinese, si spopolarono via via: dal 1962 circa settanta mila tibetani si sono rifugiati in Nepal e in India.

Tentarono nuovamente di toccare l'opinione pubblica, in occasione delle Olimpiadi in Cina del 2008: una grande insurrezione nella capitale, finita nella repressione della polizia cinese con altri  cento morti.

E fu la volta dei monaci nella provincia sud occidentale cinese del Sichuan per protestare contro il dominio cinese in Tibet: dal 2008 in una estrema forma di ribellione si sono immolati, dandosi fuoco, 23 monaci buddisti.

Anche oggi, Tenzin Choedron, monaca 18enne del monastero di Mamae Dechen di Ngaba, nella provincia del Sichuan, si è data fuoco "per la libertà del Tibet e il ritorno del Dalai Lama"

L’abate in esilio di Kirti  parla di «repressione» e dice che il «punto di disperazione è tale che la gente preferisce morire piuttosto che vivere».

12.2.12

DIDI III° - IMPURITA'

La mia dissertazione onirica partiva dai numeri
7 7 7
scritti e decorati sulle porte di alcune case nepalesi a ricordare, dicono, la grande festa per le donne che raggiungono la veneranda età di 70 anni, 7 mesi e 7 giorni. Certo, in un paese come il Nepal ove l’aspettativa di vita delle donne, inferiore a quella degli uomini (53,5 anni per le donne contro i 55,9 per gli uomini), si tratta di un evento degno di solennità.

Avrei voluto condividere con voi qualcosa di più circostanziato su queste feste ma, ahimè, non ho trovato ancora nulla ed anzi, vi pregherei di mandarmi eventuali bibliografie e link in merito.

Ma il 'viaggio' ha seguito altri lidi, ricordi e circostanze e così il numero 7 ricompare nella storia delle donen nepalesi, ma legato al ciclo della riproduzione ed all'insieme delle credenze e superstizione che, senza troppa sorpresa, si ritrovano nella storia (o preistoria?) di tante culture, anche attuali.
E' la storia infinita delle donne impure: in "quei giorni lì", durante il periodo mestruale, in molte culture e religioni dai tratti maschilisti, le donne vengono allontanate dalla comunità,  confinate in luoghi lontani e bui, evitando il contatto diretto e seguendo varie superstizioni che condizionano anche l'alimentazione della donna (non possono consumare latte, yogurt o burro) ed il loro gesti quotidiani (lavarsi, toccare oggetti,..) e non posso coprirsi con altro se non una piccola coperta.

Nei distretti occidentali del Nepal, le donne induiste sono costrette a passare sette giorni al mese, durante"quei giorni lì" (ma anche in seguito al parto, per 11 giorni), in una capanna separata, di solito una vecchia stalla, lontana dalla casa dove il resto della famiglia risiede: queste capanne sono i Chhaupadi che sopravvivono, nell'ignoranza di alcuni villaggi e nella superstizione,  nonostante  la Corte Suprema del Nepal abbia  dichiarato illegale questa pratica, nel 2006.

Secondo il Women Development Office di Achham si stima che circa 20 donne ogni anno, nei mesi più freddi muoiano per il freddo, per problemi respiratori, per le scarse condizioni igieniche e per morsi di serpenti nelle capanne Chhaupadi.
E il divieto di avere contatti con alcun membro della comunità nè della famiglie, non garantisce loro dal divenire vittime di aggressioni e abusi sessuali.


Una condizione simile l'ho osservata anche presso i villaggi del Mali dove la stessa sorte coglie le donne Dogon, costrette a risiedere nel Yapunu guina, durante il periodo mestruale, sempre per il timore della loro impurità.

Ovivamente prediligerei le culture di marca matriarcale che, al contrario considerano  la donna sacra  e portatrice di poteri mistici, durante il periodo mestruale, proprio per lo scandire del tempo delle mestruazioni, in sintonia con le fasi lunari .
Donne africane in marcia per il NOBEL per la PACE
 
Ma mi accontento di sapere questo:

Nobel 2011: la pace ha il volto delle donne

ed è già cultura della DIFFERENZA e del valore.


Ma mi sento di mettere in guardia gli uomini, non tanto dalle impurità  del gineceo, quanto dal periodo che precede il ciclo, quando l'ira funesta e ingovernabile delle donne si scatena, anche senza motivo sul mondo e nella casa.

In 'quei giorni lì, andate a pescare'.







Leggi anche:

DIDI, le sorelle nepalesi

Didi II°: le FIGLIE del VENTO senza un posto nella storia

 


2.2.12

La terra ruotò E non ne presi nota.

Il 16 maggio 1973

Una delle tante date
Che non mi dicono più nulla.

Dove sono andata quel giorno,
che cosa ho fatto – non lo so.

Se lì vicino fosse stato commesso un delitto
- non avrei un alibi.

Il sole sfolgorò e si spense
Senza che ci facessi caso.
La terra ruotò
E non ne presi nota.

Mi sarebbe più lieve pensare
Di essere morta per poco,
piuttosto che ammettere di non ricordare nulla
benché sia vissuta senza interruzioni.

Non ero un fantasma, dopotutto,
respiravo, mangiavo,
si sentiva
il rumore dei miei passi,
e le impronte delle mie dita
dovevano restare sulle maniglie.

Lo specchio rifletteva la mia immagine.
Indossavo qualcosa d'un qualche colore.
Certamente più d'uno mi vide,

Forse quel giorno
Trovai una cosa andata perduta.
Forse ne persi una trovata poi.

Ero colma di emozioni e impressioni.
Adesso tutto questo è come
Tanti puntini tra parentesi.

Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata –
niente male come scherzetto
perdermi di vista così.

Scuoto la mia memoria –
Forse tra i suoi rami qualcosa
Addormentato da anni
Si leverà con un frullo.



Wisława Szymborska, poetessa miniaturista polacca, insignita del premio Nobel per la Letteratura nel 1996, ci ha lasciato pochi giorni fa. Link alle sue poesie

Da Saam, che ama e vive di poesia, una carezza lieve, come questa neve.


Quando pronuncio la parola Futuro
la prima sillaba va già nel passato.


Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.


Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualcosa che non entra in alcun nulla.