Dopo le medaglie vinte, non sopportò il razzismo nella sua Louisville: gettò la medaglia d'oro nel fiume Ohio ed iniziò la sua ribellione contro gli Stati Uniti, riconoscendosi dapprima nella nuova fede islamica, prendendo il nome Muhammad Alì, attraverso i Black muslims che meglio esaltavano la sua negritudine e la lotta alle discriminazioni razziali.
Fu condannato al carcere quando rifiutò di indossare la divisa militare nel 1967:
"Volete mandarmi ad uccidere vietnamiti. Nessun vietnamita mi ha mai chiamato negro."
Considerato traditore della patria, gli tolsero anche il titolo di campione mondiale.
Quel castigo, invero, lo consacrò alla celebrità.
Qualche tempo dopo il suo ritiro venne invitato all'univeristà di Harvard per una conferenza sull'importanza dell'istruzione e della cultura.
Uno studente gli chiese di recitare qualcosa.

E lui inventò per loro la poesia più breve della letteratura universale:
"Me, we".
Io, Noi.
A mio padre, che amava la boxe
senza che io riuscissi a capire perché.
4 commenti:
a me bsta il pensiero
il buon proponimento
ed in caso di omissione poi
il pentimento,
la confessione la penitenza
e tutto tornerà più bello e più grande che pria
(fra di noi, non so se anche con LUI)
la grandezza di un NO
Alì è stato uno dei miei idoli di ragazzo (e lo è ancora...)
..la boxe è lealtà è forza è impegno. è sforzo è fatica .si picchia l'altro in gara guardandolo negli occhi. niente colpi bassi.
io.noi nel ring .con onore vinca il migliore . e se si perde ci srà un'altra opportunità- Giò questa è anche la nostra vita
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